sabato 16 ottobre 2010

Una musica diversa nel barrio gotico

Lo so che i presupposti non sono i migliori.
Lo so che non so ancora dove suonerò.
Lo so che ho paura di questo confronto.

Ma io devo andare a suonare tra la gente.
E' quello che voglio fare. Da sempre.
E' quello che so fare.

La mattina dò un'accordata alla chitarra.
E via.
Per cominciare darò una sbirciatina al Parco Guell.
Male che vada, penso, avrò visto un bellissimo parco.

No. Non è vero.
Male che vada avrò perso del tempo.
Perchè quando arrivo li' ci sono turisti dappertutto.
Musicsti in ogni angolo. Che hanno un regolare permesso pagato al comune per stare li'.
Polizia in ogni angolo del parco.

"Sono venuto per provare a suonare al parco", mi dico. E cascasse il mondo un piccolo set lo farò.
Trovo un anfratto.
Lontano dai turisti. Lontano dal passaggio. Tra la roccia e gli alberi.
E mi metto a suonare.

In una mezora passano una decina di persone.
Alla fine dei trenta minuti raccolgo i cinque euro che mi sono meritato. E me ne vado.
Ma la vista delle sculture di Gaudi' è soltanto rimandata.

Arrivo nel barrio gotico. A piedi.
E li' mi lascio guidare.
Cammino, cammino. Fin quando non incombo su una serie di blocchi di cemento dove è possibile sedersi.
Un piccolo vicolo. Poco passaggio. Buona acustica.
Comincio il mio set.
E sento la risposta delle persone che passano.
Non di tutte, certo. Ma c'è. E' vera.
E so che non è facile in una città come questa.

Dopo un'ora, però, decido di cambiare posto. La polizia passa frequentemente, ed è meglio essere in movimento per evitarla.
Pochi incroci più in là trovo un altro angolo. Bellissimo.
C'è questo arco che dà su un vicoletto, con una colonnina appena sotto.
Le persone che passano di qui non sono solo turisti. Me ne accorgo. E mi piace.

Decido di cominciare subito. In piedi.
Alla fine della prima canzone esce il proprietario del negozio a fianco. 
"Merda", penso, vorrà farmi sloggiare.
"Nice music chico, this is for you!", mi dice. E mi lascia una moneta da due euro.

Insomma vado avanti, proseguo, entro in contatto con quel piccolo scorcio, che oramai non mi sembra più fare parte di quel turbine.

E allora suona Viorica. 
Suona.
Suona come ieri, come sempre. E non ti fermare.


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