sabato 16 ottobre 2010

Una fetta di tortilla nel cappello (ma anche non nel cappello)

Un giorno apro la mia posta su gmail.

Ciao!
Guarda ho letto con super piacere il tuo blog...da stamattina quando m sn svegliata...be', fino ad ora...complimenti!
Quanto ti invidio, anche io vorrei riuscire ad organizzare cosi bene le cose da dire, avere la voglia e l'impegno di mettermi a raccontare...
Anche io amo viaggiare, e mi piace che tu ti definisca un "traveler"... eh... ho vissuto a lyon per un anno... ha incantato anche me... davvero un sacco... e non riesco a non tornarci ogni piu o meno due tre mesi... è magica sempre...
Purtroppo nei giorni che mi hai chiesto ospitalità verrà una mia amica a trovarmi... quindi non avrò posto... però davvero, mi piacerebbe incontrarti... ascoltare la tua musica, lasciarti una brioche al cioccolato, o, meglio, qui una fetta di tortillas, nel cappello.
Se riesci a trovare un posto dove alloggiare possiamo sentirci per fare un giro in centro, o se vuoi posso invitarti per una cena qui.
Dai ci sentiamo, buona suerte per la tua ricerca..
E per la tua vita! 
Giulia

Sono a Montpellier quando ricevo questa e-mail. E faccio fatica a crederci da quanto mi rende felice.
Sapere di essere entrato in qualche modo nella vita di una persona fino a quel momento estranea mi rende fiero di me. 
Fiero della cura, dell'impegno, della dedizione, della coerenza e (a volte) del coraggio che ho messo dentro al mio blog, al mio cinema, giorno per giorno.
Ecco perchè una volta arrivato a Barcellona vedersi diventa la cosa più naturale. Come se ci conoscessimo da tempo.
Una sera per andare a cena da alcuni suoi amici.
L'altra per passare qualche tempo sul suo terrazzo a parlare delle nostre vite, e mangiare una tortilla con la sua amica Elena.
Una fetta di tortilla, come mi aveva promesso. 
Anche se abbiamo fatto a meno del cappello.

La genuinità, la naturalezza, la spontaneità di quei momenti, penso, porteranno a qualcosa di speciale.
E infatti è cosi'.
Qualche giorno dopo esserci salutati Giulia mi scrive.

Quel suo "quanto ti invidio, anche io vorrei riuscire ad organizzare cosi bene le cose da dire, avere la voglia e l'impegno di mettermi a raccontare.." della prima e-mail, si trasforma in un "http://inartemisia.blogspot.com/
ce l'ho fatta! :-)".
La spinta decisiva è arrivata. Giulia ha aperto il suo blog.
E io sono felice. Per me. E per lei.

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