mercoledì 22 settembre 2010

Le penne al salmone sono un bel modo per entrare in una nuova città

Sono arrivato a Montpellier in stato confusionale.

Mi sentivo spaesato, fuori luogo.
Da una settimana ero abituato a svegliarmi tutte le mattine senza sapere dove avrei dormito la notte, a pranzare con un grappolo d'uva colto in qualche campo sperduto, a contemplare per ore il fiume e i suoi abitanti per trovare la dimensione necessaria in cui aprire un dialogo dannatamente vero con me stesso, a passare le mie giornate vivendo solo di quello che mi veniva donato, a godere intensamente di tutti gli incontri, da quelli di mezzora a quelli di tre giorni.

Poi l'arrivo in città.

Lento. 
Volto dopo volto. Passaggio dopo passaggio. Paesaggio dopo paesaggio.
Fino a ritrovarmi seduto sugli scalini di una chiesa del centro. 
Io, il mio zaino, la mia chitarra Viorica e Montpellier (insieme a due baguette e a un barattolino di miele che mi aveva regalato Fabienne).
Li' sento una grande consapevolezza. 
Io non sono solo. Mai.
Sia perchè con me viaggiano tutti i miei amici, tutte le mie famiglie e tutte le mie radici, sia perchè il mio spirito è aperto, e finchè sarà cosi', sarà inevitabile fare incontri meravigliosi.

Come è successo con Filippo.

"Ciao Matte, ho dato una visione rapida al tuo blog e mi se che ti stai facendo delle grandi esperienze di vita che ti stanno dando molto! 
Sarebbe quasi un onore averti qua, dimmi un pò i giorni che arriveresti?!".

Non so se Montpellier mi accoglie da subito, ma di certo Filippo lo fa.
E insieme a lui ci sono Claudia, Francesa, Emmanuel, Tony e Alex.
Insieme improvvisiamo una cena a base di pesce. (Insieme?).
Beh, ecco, si, in realtà sono le ragazze che cucinano (ah, ecco...), però io lavo i piatti (non so, ci mancava anche!).

C'è una bella atmosfera. Calma. 
E sul divano, tra una penna al salmone e l'altra, ci raccontiamo le nostre storie. Ci scambiamo sorrisi.
E capisco subito che resterò a lungo.

E' un bel modo per entrare in una nuova città.

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