giovedì 18 novembre 2010

Un viaggio lungo un mondo

Matte Supertramp si era dato un obbiettivo alla partenza.
Viaggiare vivendo soltanto di musica e incontri fino a quando avrebbe continuato a sentire "casa" quella dimensione.

E da quella meravigliosa mattina di luglio in cui Federico mi ha accompagnato in stazione centrale per prendere un treno in direzione di Biella, beh.. semplicemente è stato cosi'.
E' stato meravigliosamente cosi'.

Per quattro lunghi mesi senza tempo ho attraversato città, paesaggi, sguardi, storie...
E per la prima volta nella mia vita ho sentito davvero di far parte di una famiglia enorme, pronta a prendersi cura di me e della mia storia.

Ecco perchè in questo momento non riesco a non pensare a tutte quelle persone che hanno attraversato il mio percorso di questi mesi, provando un'enorme senso di gratitudine.

Ecco perchè ripenso a Clodine. Alla nostra visita nella casa dei super-eroi.

Ecco perchè ripenso ad Elisa, Elia e Davide. Alla nostra gita fuori dal mondo in mezzo a un fiume con una chitarra tra le Alpi biellesi.
Ecco perchè ripenso ad Agnese. Alla nostra nottata torinese piena di vita.

Ecco perchè ripenso a Barbara e a JD. Al nostro pic-nic nel giardino di casa, mentre intorno tutto è calmo e vero.
Ecco perchè ripenso a Chiara e a Penelope. Alla nostra serata piena di musica in casa. Dove non avevamo niente, e avevamo tutto.
Ecco perchè ripenso a Renato. Alle nostre giornate sui tetti nel cantiere di Bron, passate tra una birra e una canzone.
Ecco perchè ripenso a Laurent. Ai nostri caffè al bar e ai nostri pranzi al ristorante, durante i quali c'era spazio per risate, commozione, condivisione.
Ecco perchè ripenso a Laura. Alla nostra gita nella foresta incantata, tra musica e poesia.
Ecco perchè ripenso a Barbarà. Alle nostre serate in cui Lione, anche se per un istante soltanto, diventava nostra soltanto.
Ecco perchè ripenso ad Isabelle, e agli occhi dei piccoli Ximo e Juan. Ripenso al pomeriggio che abbiamo passato insieme. Io a suonare nei vicoli e loro seduti al tavolo della pasticceria di Fabienne. E la strada sembrava casa nostra.
Ecco perchè ripenso a Jade e a Danaé. A quando in punta di piedi mi hanno chiesto di suonare qualcosa insieme e ci siamo ritrovati a cantare per ore fregandocene della gente che passava.
Ecco perchè ripenso ad Ana, Alexis, Joe, Silvia, Marco, Sasa, Fantà, Morgaux e a tutte quelle persone che mi hanno scaldato il cuore nelle strade di Lyon.
Ecco perchè ripenso a Lucie. Al suo sguardo incrociato alla fermata di Perrache e ritrovato per caso suonando per la strada. Al suo sorriso. Alla sua carica. Mai dimenticati.
Ecco perchè ripenso a Fabienne. Ai giorni che abbiamo passato insieme a casa di Renato, tra una ricetta, un film e un caffè con la moka.
Ecco perchè ripenso a Madeleine e a Jean, miei nonni adottivi. Alle passeggiate nella campagna lionese e ai piatti da leccarsi i baffi tutti i giorni.

Ecco perchè ripenso a Antoine e a Titti. Al nostro bagno nudi nel fiume dell'Ardeche, dove l'acqua mi rigenerava e io mi sentivo pronto per vivere l'avventura nella natura selvaggia.
Ecco perchè ripenso a Elodiè. Alla festa nella villa di campagna dei suoi nonni, alla quale mi ha invitato 5 minuti dopo esserci conosciuti sulla riva del fiume.
Ecco perchè ripenso a Jean. Alla nostra arrampicata sui blocchi di pietra di Aubenas.
Ecco perchè ripenso a Jo. E a Anne. E a Morgan. Ai nostri tre giorni passati insieme come se ci conoscessimo da sempre, accampati in furgoncini e tenda, tra kayak, feste nel furgone, pioggia. Ma soprattutto tanto calore.

Ecco perchè ripenso a Filippo. A quelli che dovevano essere quattro giorni insieme e che si sono trasformati in 3 settimane, perchè lo stare bene non lo puoi fermare. Mai. Non puoi.
Ecco perchè ripenso a Claudia e a Francesca. Al nostro pomeriggio a Saint-Guilleme, immersi nel silenzio di un fiume e in quello di un'antichissima basilica.
Ecco perchè ripenso a Myra. Al nostro sentirci vicini da subito, come se fosse la cosa più naturale del mondo.
Ecco perchè penso ad Ahmed, Antonella, Elie, Giulia, Matteo, Marco e Marialuisa. Alle feste piene di dolce caos, ma anche a quelle serate tranquille piene di musica dolce e chitarra.
Ecco perchè ripenso a Alvaro, Alessandro, Ana, Andrea, Christopher, Clara, Elisa, Joana, Maurizio, Mimi, PatriZia, Raul, Tony e a Alex. Alla serata della pizza in casa, a quella della festa da Ahmed, a quella spensieratezza e a quel bisogno di gridare forte che ci accomunava tutti.
Ecco perchè ripenso ad Amira. A quando abbiamo cantato insieme. In strada, sotto la cattedrale di Montpellier, sul palco dell'Oliver's Pub, nelle strade di Barcellona.

Ecco perchè ripenso a Cristina. A quel sogno d'amore meraviglioso che ho vissuto in quei pochi giorni che le sono stato vicino. Magico e incancellabile. Per sempre. Ma i sogni non sono fatti della stessa sostanza della quotidianeità.

Ecco perchè ripenso a Jean. Alla nostra mattinata nel suo asilo nido, dove ho fatto da maestro di musica ai bambini, per un giorno lungo un infinità.
Ecco perchè ripenso a Li Na e a Loic. Alla nostra serata insieme a Perpignan, cucinando pasta e parlando delle differenze tra l'Europa e la Cina.

Ecco perchè ripenso a Alberto, Jesus, Ricard e a tutte le persone che si sono prese cura di me quando mi trovavo sul ciglio della strada. Indifeso e carico di uno zaino pesantissimo e di una chitarra.

Ecco perchè ripenso a Guillem e alla sua numerosissima famiglia. Al pomeriggio in cui abbiamo suonato insieme nella sua sala prove con suo fratello più piccolo. Senza pensare a niente.
Ecco perchè ripenso a Irene e a Ignacio, che, senza nemmeno conoscermi, mi hanno aperto le porte di casa loro, per regalarmi una birra, una tortilla, una serata insieme.
Ecco perchè ripenso a quel nonnino che, mentre suonavo per i vicoli di Girona, mi ha portato un sacchetto pieno di panini, frutta, acqua. E un uovo sodo.

Ecco perchè ripenso a Giulia. Alla nostra chiacchierata sui tetti di Barcellona, grazie alla quale ho potuto trovare rifugio dalla caoticità e dall'indifferenza della metropoli.
Ecco perchè ripenso a Elisa e a Elvira. Alla nostra giornata alla scoperta del turbine catalano, dalla rambla a casa.

Ecco perchè riepenso ad Amanda, Ana, Mariana, Jordi, Luana, Fabio, Alejandro e Daniella. A quei giorni quieti passati a Vic, nel freddo delle sue montagne, ma nel calore di quella piccola grande comunità. Esattamente ciò di cui avevo bisogno per riprendermi dal silenzio che ho provato a Barcellona.

Ecco perchè ripenso a Toni e a Iris. Al nostro conoscerci nelle strade di Tarragona e al ritrovarci insieme la sera per una birra in un pub.
Ecco perchè ripenso a Cherry. Alla ospitalità sua e a quella delle sue coinquiline, Ma Le Na, Yaofey e Paloma. Con le quali ho visuto in Cina per qualche giorno.

Ecco perchè ripenso a Alejandro. Alle nostre giornate insieme a Valencia, passate a suonare nei vicoli delle periferie, di fronte alla bellezza della gente semplice.
Ecco perchè ripenso a Helena. Alla chitarra che andava, insieme alla birra, la sera in piazza della vergine. Mentre Valencia andava a dormire.

Ecco perchè ripenso ad Andreas, Giorgio, Mattia. A Madrid, che insieme a loro sembrava una cittadina, perchè familiare da subito. Alle serate insieme, tra parchi, chitarre, birre e fami chimiche.

Ecco perchè ripenso a Rodolfo, Roberto e Morgan. Al calore che riuscivamo a creare a El Medano, nel sud di Tenerife. Tra ricerche di porcini, spiaggie, musica e lunghe chiacchierate. Nonostante tutto il freddo che avevo preso al nord dell'isola nei giorni precedenti.

Grazie.
Grazie a tutti voi.
Che mi avete accompagnato per mano in questo splendido percorso, in questo mio viaggio alla scoperta del mondo, che è soltanto agli inzi.
Già quattro mesi dopo mi sento arricchitto come mai.

Ora si chiude la prima parte di questa avventura, quella legata prima di tutto al viaggio.
Si chiude perchè adesso, prima di tornare a viaggiare, sento il bisogno, l'urgenza, di lavorare tanto sulla mia musica.
In questi mesi, pensando a me stesso, ho avuto modo di accorgermi di una cosa, che ritengo fondamentale per il mio percorso.
E cioè che tra tutti gli sbalzi che ho avuto nella mia vita, tra tutte le passioni che mi hanno attraversato, siano state più o meno durature, da quando ho memoria c'è una sola, vera, profonda costante dentro di me. La musica.
Nella sua dimensione privata come in quella pubblica, condivisa con gli altri.
Perchè per me non esiste un altro linguaggio attraverso il quale riesca ad esprimermi con altrettanta verità, sincerità e nudità come quello che posso usare cantando una canzone.

Ecco perchè, credo, in questi mesi questa enorme famiglia ha spalancato le sue porte al mio arrivo.

Ed ecco perchè, dopo aver constatato sulla mia pelle che io posso vivere di musica, e viverci bene, ora sento la necessità di raccogliere le forze per indirizzarle solo in quella direzione. Per qualche tempo.
Per cominciare a farlo con maggiore organizzazione, senza disperdere energie, ma anzi indirizzarle verso la creazione di un piccolo nucleo, fatto di persone prima che di musicisti, con cui mettere insieme un repertorio che sia allo stesso tempo un insieme di idee ma anche di sogni comuni.
Indirizzarle verso l'acquisto di un furgoncino, perchè nel viaggio futuro ci si possa spostare con più autonomia, con tutta la strumentazione necessaria. E con quel pizzico di libertà in più.

Indirizzarle verso un viaggio che non sia più solo l'esperienza formativa di un determinato periodo di tempo, ma un vero e proprio progetto di vita.

E per raccogliere queste forze non c'è che un luogo che mi aspetta.
Un luogo che è la mia famiglia e i miei amici di sempre.

Da li' si parte. Li' si arriva. Da li' si riparte. Li' si ritorna sempre. A casa.

Ci vediamo a Milano.

sabato 16 ottobre 2010

Dal turbine alla quiete dei vicoli di Vic

I SAW YOU ARE IN BARCELONA!
I JUST MOVED TO SPAIN THIS MONTH BUT I'M LIVING IN VIC!
WHERE ARE YOU FROM IN ITALY?
I WAS LIVING IN PESCARA BEFORE TO COME TO SPAIN!
HOPE YOU HAVE A GREAT TIME AROUND WORLD!
LETS TRY TO CATCH UP!!!!
BACIIII

Firmato "Amanda".

Questo è il messaggio che ricevo su couchsurfing da una ragazza brasiliana che vive a Vic (e che ha visitato il mio profilo per caso) il giorno prima di lasciare Barcellona.

Ero già pronto ad andare qualche giorno sui monti catalani, per rigenerarmi dopo la caoticità del turbine... quando arriva questo messaggio.
Dò un'occhiata al profilo di Amanda. Vedo che ha viaggiato praticamente dappertutto.
Viene dal Brasile, è stata in Asia, in Europa e in America del Sud.
Ora vive a Vic, un piccolo paesino non lontano da Barcellona.

Viva i fuori programma, penso. Let's try to catch up!

Incontro Amanda il giorno dopo, a Barcellona. 
E' in città per iscriversi al corso di abilitazione per diventare hostess d'aereo. 
Nel pomeriggio, insieme, prendiamo il treno per Vic.

Il viaggio è un bel momento per entrare in contatto con l'altro.
E cosi' avviene.
Tra una parola di inglese, un'altra di spagnolo e un'altra ancora di italiano.

Appena arrivato capisco subito il motivo per cui sono li'.
Tornare alla semplicità dei rapporti. Compreso quello con la mia musica.

Conosco il coinquilino di Amanda. Alejandro, un ragazzo messicano.
Mi accoglie con una partita alla playstation insieme a suo fratello. E una birra Estrella.
Conosco gli amici di Amanda del pub dove lavora. Mariana, Ana, Daniella, Luis, Jordi.
Mi accolgono con una sedia, un sorriso. E una birra Estrella.
Conosco altri amici di Amanda al ristorante dove lavora la sua amica di infanzia, Marilla. Fabio e Luana (e la piccolissima Sofia).
Mi accolgono con un entusiasmo sincero e un abbraccio. E insieme mangiamo della carne grigliata come non mi capitava da tempo.

Rigenerato da tutto questo, un giorno, di sera (non mi era mai capitato, avevo sempre suonato di pomeriggio), prendo la chitarra e decido di fare un piccolo set in Placa Major.
Non c'è anima viva.
Ma sento di volerlo fare. Prima di tutto per me stesso.

Dopo appena due canzoni si avvicina una signora.
"Con tutta la crisi che c'è in giro vedo gente che perde il controllo e finisce nel circolo della droga. Ma tu no. Te lo leggo negli occhi. Quasto costa un cd?"
"Non lo so, signora... forse 5 euro, ma... non lo so, il prezzo lo faccia lei. Quello che per lei vale il mio cd è il suo prezzo".
"Prendi questi 6 euro. So che ne avrai cura".

Dopo un altra canzone si avvicinano due bambini.
"Vogliamo comprare un cd!!!".

Poco dopo, ancora, si avvicina il proprietario del bar a fianco.
"Voglio un cd anche io, mi piace molto la musica che fai".

Prima di andarmene si avvicina un altro uomo, sulla cinquantina.
"Canti bene, e hai un'ottima pronuncia inglese... di dove sei?"
Gli racconto la mia storia. Brevemente. E lui la sua. Dall'Australia a Vic.
Mi lascia una banconota.
"Grazie... però almeno prendi il mio cd", gli dico.
"Tienilo. E tratta bene i soldi che ti daranno per quel cd".

E' passata appena un'ora, forse meno.
Mi ritrovo con più di trenta euro in tasca.

E' ora di andare a suonare ancora.
Ma questa volta solo per me stesso.

Raggiungo un piccolo angolino della città notturna.
E con 6 corde, una penna e i foglietti delle ordinazioni del bar di Amanda comincio a scrivere una nuova canzone.
"Essere indipendente significa scrivere ogni giorno la propria storia".
Parla di uno stupido ragazzo che, arrivato ai 25 anni della sua vita, si rende conto che tutto i casini che gli sono successi si possono azzerare, semplicemente smettendo di mentire. Agli altri, a sè. E vuole andare a prendersi quello che è giusto per se stesso. Giorno dopo giorno. Passo dopo passo. Viaggio dopo viaggio.

La sera dopo vado a prendere Amanda a lavoro, e insieme alle sue amiche facciamo musica dappertutto.
Nel pub, per la strada, sulle panchine.
Come dice lei: "happiness!".

Grazie Amanda.
E grazie a tutti quanti voi, Alejandro, Ana, Mariana, Daniella, Louis, Jordi, Marilla, Fabio, Luana (e Sofia!!!).
Grazie per la semplicità che mi avete fatto ritrovare.
E' cosa rara. E devo imparare a coltivarla.






Laurent (2)

Dopo essermi trovato cosi' bene nel barrio Gotico, anche il secondo giorno a Barcellona decido di andare a suonare li'.

Ma questo pomeriggio non sono solo.
A Barcellona è arrivato da qualche ora un amico di viaggio. Laurent.
Che senza pensarci su troppo mi aveva scritto qualche giorno prima.
"Voglio fare delle nuove foto di te, Matte. Se per ta va bene ci vediamo un paio di giorni a Barcellona e prendo dei nuovi scatti della tua musica per le strade della città".

Certamente.

E ora Laurent è qui per davvero. Con la sua nikon. E il suo buonumore.
Per fortuna.
Per fortuna perchè appena comincio il mio set arriva la polizia.
"Hai il permesso per suonare?"
"No".
"Per questa volta no passa nada. Ma noi chiediamo di smettere una volta sola".

Messaggio ricevuto.

Se fossi stato da solo penso che mi sarei buttato giù parecchio.
Ma al mio fianco oggi c'è Laurent!
E allora gli dico: "sai che facciamo ora io e te? La polizia dice che non posso suonare perchè non ho il permesso di chiedere soldi? Allora ora io me ne vado in giro a suonare per la città senza chiedere una lira. Faccio un regalo a Barcellona. E tu fotografi questo regalo. E voglio vedere che cazzo vengono a dirci".

Ovviamente nessuno viene a dirci nulla.
E le uniche reazioni che vediamo sono sorrisi.

E come per magia, un'altra amica mi dice di essere a Barcellona in quel momento.
E' Amira.
Io e Amira ci siamo incontrati qualche settimana fa a Montpellier, mentre cantavo per una delle sue strade.
"Anche io canto", mi disse, appena conosciuti.
E dopo un minuto stavamo già improvvisando una versione a due voci di wonderwall. (Riscuotendo notevole successo!).

Qualche sera dopo ci rivediamo, e la porto alla cattedrale della città. Davanti alla porta della quale improvvisiamo per due ore buone, in compagnia di alcuni bravissimi ragazzi che fanno giocoleria con il fuoco.

E ora tutto questo arriva anche a Barcellona.
La mia musica, la sua voce, le nostre improvvisazioni.
Per fortuna c'è Laurent a mettere tutto dentro la sua preziossima Nikon.
Di cuore Laurent.
Grazie.
Per il tuo supporto, per la tua carica, per la tua stima.
Grazie.

Per queste bellissime foto.

E inculo alla polizia di Barcellona e alle sue stupide restrizioni per i musicisti.
Quelli veri.

Una fetta di tortilla nel cappello (ma anche non nel cappello)

Un giorno apro la mia posta su gmail.

Ciao!
Guarda ho letto con super piacere il tuo blog...da stamattina quando m sn svegliata...be', fino ad ora...complimenti!
Quanto ti invidio, anche io vorrei riuscire ad organizzare cosi bene le cose da dire, avere la voglia e l'impegno di mettermi a raccontare...
Anche io amo viaggiare, e mi piace che tu ti definisca un "traveler"... eh... ho vissuto a lyon per un anno... ha incantato anche me... davvero un sacco... e non riesco a non tornarci ogni piu o meno due tre mesi... è magica sempre...
Purtroppo nei giorni che mi hai chiesto ospitalità verrà una mia amica a trovarmi... quindi non avrò posto... però davvero, mi piacerebbe incontrarti... ascoltare la tua musica, lasciarti una brioche al cioccolato, o, meglio, qui una fetta di tortillas, nel cappello.
Se riesci a trovare un posto dove alloggiare possiamo sentirci per fare un giro in centro, o se vuoi posso invitarti per una cena qui.
Dai ci sentiamo, buona suerte per la tua ricerca..
E per la tua vita! 
Giulia

Sono a Montpellier quando ricevo questa e-mail. E faccio fatica a crederci da quanto mi rende felice.
Sapere di essere entrato in qualche modo nella vita di una persona fino a quel momento estranea mi rende fiero di me. 
Fiero della cura, dell'impegno, della dedizione, della coerenza e (a volte) del coraggio che ho messo dentro al mio blog, al mio cinema, giorno per giorno.
Ecco perchè una volta arrivato a Barcellona vedersi diventa la cosa più naturale. Come se ci conoscessimo da tempo.
Una sera per andare a cena da alcuni suoi amici.
L'altra per passare qualche tempo sul suo terrazzo a parlare delle nostre vite, e mangiare una tortilla con la sua amica Elena.
Una fetta di tortilla, come mi aveva promesso. 
Anche se abbiamo fatto a meno del cappello.

La genuinità, la naturalezza, la spontaneità di quei momenti, penso, porteranno a qualcosa di speciale.
E infatti è cosi'.
Qualche giorno dopo esserci salutati Giulia mi scrive.

Quel suo "quanto ti invidio, anche io vorrei riuscire ad organizzare cosi bene le cose da dire, avere la voglia e l'impegno di mettermi a raccontare.." della prima e-mail, si trasforma in un "http://inartemisia.blogspot.com/
ce l'ho fatta! :-)".
La spinta decisiva è arrivata. Giulia ha aperto il suo blog.
E io sono felice. Per me. E per lei.

Una musica diversa nel barrio gotico

Lo so che i presupposti non sono i migliori.
Lo so che non so ancora dove suonerò.
Lo so che ho paura di questo confronto.

Ma io devo andare a suonare tra la gente.
E' quello che voglio fare. Da sempre.
E' quello che so fare.

La mattina dò un'accordata alla chitarra.
E via.
Per cominciare darò una sbirciatina al Parco Guell.
Male che vada, penso, avrò visto un bellissimo parco.

No. Non è vero.
Male che vada avrò perso del tempo.
Perchè quando arrivo li' ci sono turisti dappertutto.
Musicsti in ogni angolo. Che hanno un regolare permesso pagato al comune per stare li'.
Polizia in ogni angolo del parco.

"Sono venuto per provare a suonare al parco", mi dico. E cascasse il mondo un piccolo set lo farò.
Trovo un anfratto.
Lontano dai turisti. Lontano dal passaggio. Tra la roccia e gli alberi.
E mi metto a suonare.

In una mezora passano una decina di persone.
Alla fine dei trenta minuti raccolgo i cinque euro che mi sono meritato. E me ne vado.
Ma la vista delle sculture di Gaudi' è soltanto rimandata.

Arrivo nel barrio gotico. A piedi.
E li' mi lascio guidare.
Cammino, cammino. Fin quando non incombo su una serie di blocchi di cemento dove è possibile sedersi.
Un piccolo vicolo. Poco passaggio. Buona acustica.
Comincio il mio set.
E sento la risposta delle persone che passano.
Non di tutte, certo. Ma c'è. E' vera.
E so che non è facile in una città come questa.

Dopo un'ora, però, decido di cambiare posto. La polizia passa frequentemente, ed è meglio essere in movimento per evitarla.
Pochi incroci più in là trovo un altro angolo. Bellissimo.
C'è questo arco che dà su un vicoletto, con una colonnina appena sotto.
Le persone che passano di qui non sono solo turisti. Me ne accorgo. E mi piace.

Decido di cominciare subito. In piedi.
Alla fine della prima canzone esce il proprietario del negozio a fianco. 
"Merda", penso, vorrà farmi sloggiare.
"Nice music chico, this is for you!", mi dice. E mi lascia una moneta da due euro.

Insomma vado avanti, proseguo, entro in contatto con quel piccolo scorcio, che oramai non mi sembra più fare parte di quel turbine.

E allora suona Viorica. 
Suona.
Suona come ieri, come sempre. E non ti fermare.


La quiete prima del turbine

Barcellona non ha un filo.
Io non l'ho trovato.

Parto alla sua volta da Girona, in autostop.
Barcelona (siusplau!).

Non passano nemmeno dieci minuti. E salgo sulla macchina di Jesus.
In viaggio mi racconta di sè. "Vivevo a Barcellona. Poi ho conosciuto l'amore, la donna che sarebbe diventata mia moglie. E le ho proosto di andare a vivere per un pò di tempo a Tenerife. Dopo quattro intensissimi anni, siamo tornati in Catalogna, ma abbiamo scelto di vivere in una città meno caotica, meno convulsa di Barcellona"... e aggiunge: "ammiro molto quello che stai facendo. I giovani hanno smesso di avere coraggio. Non si lanciano più. Sono passivi. E i politici ci ridono sopra. Se vuoi qualcosa non puoi aspettare".
Alla fine gli chiedo "posso prenderti una foto?".
"Certo! Che si sappia che sono stato io a portarti a Barcellona. Y que te vaja todo bien".

Mi sistemo a casa di Malvina e Albertino. Ed esco. Subito.
Senza chitarra, senza mappa, senza occhiali da sole.
Voglio solo farmi assorbire, per un pomeriggio, una sera.

Giro per le strade della rambla. Poi passo nel barrio gotico. Arrivo fino alla cattedrale... però non sento niente.
Intorno a me vedo solo il turbine. Che si muove. E si muove. E si muove.
Decine, forse centinaia di professionisti della strada.
Chi fa musica. Chi sta immobile con una maschera. Chi prova qualche trucco di magia.
Ma nei loro occhi non riesco a vedere.
E' come se non fossero li'.

Elisa è a Barcellona. Ci siamo conosciuti a Montpellier.
Mi scrive. Ci vediamo.
Conosco la sua amica Eva. 
E passiamo la serata a casa, tra una birra e una pizza.
Ora ho la chitarra.

E allora è arrivato il momento di suonare.
Di lasciare da parte il turbine che ho intravisto oggi.
Di non pensare a come andrà domani, quando suonerò per strada.
Ora è il momento di suonare.
E allora suona Viorica, continua a suonare.


martedì 5 ottobre 2010

Carissimo lord Byron...

... questa sera è davvero il caso di parlarne seriamente.

Tu scrivi che "c'è una gioia nei boschi inesplorati, c'è un'estasi sulla spiaggia solitaria, c'è vita dove nessuno arriva vicino al mare profondo, e c'è musica nel suo boato".
Scrivi: "io non amo l'uomo di meno, ma la natura di più".

E va bene.

Ma se io ti dicessi che quando cercavo ospitalità a Girona ho incontrato nel giro di poche ore la disponibilità di ben tre persone pronte ad accogliermi in casa propria.
Se ti dicessi che qui a Girona sono stato ospite di una famiglia stupenda, che mi ha dato fiducia dal primo minuto in cui ho messo piede in casa.
Se ti dicessi che anche se avevo già trovato sistemazione presso Guillem, un altro ragazzo che mi aveva offerto ospitalità, Ignacio, mi ha invitato a una cena con amici a casa sua per conoscere meglio la mia storia.
Se ti dicessi che ho mangiato le tortillas fatte in casa più buone della mia vita, insieme a del salame e del vino sinceri.
Se ti dicessi che per tutta la sera i ragazzi si sono ricordati di non parlare mai, e dico mai, in catalano tra di loro, ma solo inglese, perchè io non mi sentissi escluso dal discorso.
Se ti dicessi che per tutta la sera mi hanno fatto sentire a casa, attraverso parole, gesti, tatto.
Se ti dicessi che tutti quanti loro mi hanno detto che posso contare sempre di avere un letto a Girona, se ne avrò bisogno.

Se ti dicessi che, commosso da tutta questa dimostrazione d'affetto, ho preso in mano la chitarra di Ignacio e ho suonato "Please please please let me let me let me get what i want this time" e "Don't look back in anger" con un'intensità che non provavo da molto tempo.
Tanto che alla fine delle canzoni Jiani mi dice: "grazie. Mi hai messo in contatto con il mio mondo dall'inzio alla fine".

Ecco, caro George Byron, Lord, come vuoi... ecco, io i tuoi versi li riscriverei cosi'.
C'è una gioia immensa nelle cene tra amici, c'è un'estasi infinita nell'accogliere alla tua tavola chi viaggia, c'è vita intensa, dove nessuno arriva, nel cantare di cuore. E c'è musica, soltanto musica che entra nelle vene, nel suo boato.
Ancora una volta. Io non amo la natura di meno, ma l'uomo di più.





Li Na & Loic

Ecco, tu sei li a Perpignan.
Contento di quella esperienza enorme che è stata mostrare la tua chitarra, la tua piccola magia, a dei bambini dai due ai cinque anni.
Mostrarla a chi può capirla davvero. Più di chiunque altro.

Ecco, tu sei li'. Però quella sensazione non passa.
Di non sentirti nel posto giusto.
Di non sentirti accolto.
Di non sentirti a tuo agio. Semplicemente.

Allora provi, cosi', per sfizio, a vedere se qualcun'altro li' vicino è disponibile ad ospitarti.

Cinque minuti dopo ti risponde Li Na.
Ti dice che non c'è problema, che anzi è molto felice di poterti dare ospitalità, e che è rimasta molto colpita dal tuo progetto.
E ti accoglie in casa sua.
Una villa immensa appena fuori Perpignan.
Dove abita in condivisione con un ragazzo, Loic.

Entri in quella villa e la senti subito casa.

Le paure sono svanite. In un lampo. In un sorriso. In un'atmosfera.
Quella che si respira a casa di Li Na e Loic.
Un'atmosfera di quiete, rispetto, divertimento, natura.
Un'atmosfera a due.

Ti siedi sul divano accanto a loro. E d'un tratto senti che il minimo che vuoi fare per ricambiare è offrirti di cucinare una pasta.

Generi due sorrisi.
Che si trasformano in due sorrisi ben sazi.
Quando arrivi in una nuova città, non c'è che la pasta al salmone per entrarci come si deve. Montpellier insegna.


Proprio quando

Eh si... questa volta è proprio il caso di dirlo. Proprio.

Si.
Perchè proprio quando sei li' che ti chiedi "è proprio il caso di andare?".
Proprio quando ti dici "ma come? Proprio ora che ho cominciato a sentire non solo vero, ma anche forte, il legame con le persone che ho incontrato a Montpellier...".
Proprio ora che arrivi a Perpignan e la città ti sembra inospitale, un pò freddina. Comunque chiusa.
Proprio ora che dopo tutto quell'amore ti senti perduto.

Proprio ora.
Proprio ora, la persona che ti ospita in quella cittadina ti dice che è preside in un asilo nido.
Proprio ora, quella stessa persona ti chiede di portare in tutte e cinque le sue classi la magia della tua chitarra.
Proprio ora, accordi quelle sei corde con un sorriso e una consapevolezza diverse.
Proprio ora, prendi in mano Viorica e la accompagni in una piccola auletta davanti a decine di occhi rapiti.
Proprio ora, ti senti completamente immerso in un mondo nuovo, ma antico, perchè lo conosci da sempre. Un mondo fatto di sola purezza, istinto, semplicità.
Proprio ora, riesci a dimenticare quell'altro mondo. Quello adulto.
Fatto di freni ai sentimenti, freni alle parole, freni al cuore.
Freni dappertutto.
Proprio ora, riesci a sentirti di nuovo felice. Di nuovo al sicuro.

E allora canta Matte. Canta per Matteo. E non ci pensare.

Grazie a dio qualche minuto prima di entrare in quell'aula mi sono ricordato di avere con me una videocamera.
"Non è una videocamera, è un super eroe!".

Video-Parte 1.
Video-Parte 2.

mercoledì 29 settembre 2010

Se è un sogno, lasciatemi sognare. Se è realtà, fate in modo che io non mi riaddormenti più

Questa sera penso di aver fatto un sogno bellissimo.

Ho sognato di suonare qualche stupida canzone con la mia stupida voce e la mia stupida chitarra in uno stupido locale di Montpellier.
Davanti a me ho immaginato di trovare i volti, le mani e gli occhi di tutte quelle persone che da quando sono arrivato in questa città non hanno smesso di toccarmi il cuore, poco a poco, sempre di più.

Ho chiuso gli occhi. E quando li ho riaperti... ho trovato tutti li.

Tutti erano venuti "a salutare chi per un poco, senza pretese, portò la gioia nel paese".
Nonostante il locale fosse lontano, nonostante fosse tardi, nonostante i corsi la mattina presto il giorno dopo. Nonostante. Loro erano li'.

Ognuno a proprio modo.
Clara cercando di non farmi piangere, Joana promettendo di dedicarmi sempre "wish you were here"", Giulia abbracciandomi forte, forte davvero, Francesca con una raccomandazione, Andrea con il suo non fermarsi mai, Filippo con la sua calma forte, Ana con un sorriso, Elvira con uno sguardo, Christopher con parole bellissime, Alex e Tony con una pacca sulla spalla, Raul con la sua genuinità, Ahmed e Matteo con il loro esserci fino in fondo, Patrizia fotografando quel momento cosi' magico, Amira salendo sul palco con me, Maurizio con la sua gentilezza, Alvaro con una mano tesa.

Non saprò mai se questa sera ho vissuto un sogno o la realtà.
Di certo so che ho vissuto la mia vita, e che tutti quanti voi, voi che io chiamo senza paura "amici", avete contribuito a darle un senso.

Grazie.

Adesso la Spagna mi chiama, e io rispondo come si fa di fronte al richiamo delle sirene, ma io sarò ancora qui con voi.
Ogni volta che sentirete la mia mancanza, cantatemi. Io farò lo stesso.


sabato 25 settembre 2010

Io vado

Lo so che è bello costruire.
Lo so che è bello fermarsi. E mettere radici.
Lo so che è bello guardare indietro e vedere il proprio albero cresciuto soltanto con il proprio amore e con la forza del proprio sudore.


Lo so che è bella la condivisione totale, giorno dopo giorno. Dal mal di denti a quella sensazione che ti lascia senza fiato nel vederla dormire a fianco a te nel letto la mattina.

Lo so che è bello aprire un libro davanti al camino alla sera e sentire che non ti manca niente.
Lo so che è bello sentire famiglia intorno a te. A prescindere dalla forma che essa possa assumere. E da quella che tu possa darle.
Lo so che è bello sentirsi liberi di stare bene. E di stare male.

No, io non parto per fuggire da tutto questo. Io so davvero quanto sia bello.

Io parto per andare a prendermi tutto questo.

Non so dove. Non so come. So solo che ho tempo. Tutto il tempo che voglio.

Tempo per osservarmi.
Tempo per scoprirmi.


Ma soprattutto tempo per fermarmi.

Tempo per allentare le briglie e lasciare libero il cavallo che sono.

Partendo con una sola certezza.

Io non sono solo mai.

Sia perchè con me viaggia tutto l'amore delle poche grandi persone che amo.
Sia perchè io non sono schiavo dell'ossessione di andare. Quando voglio, io so anche ritornare.

Io vado. Perchè devo prendermi ciò che è giusto.

Tornate a casa nani, levatevi davanti. Per la mia rabbia enorme mi servono giganti.

giovedì 23 settembre 2010

Dove suono?

Non è facile cercare un posto dove suonare in una città che non conosci.

Per questo venerdi mattina mi sono preso del tempo solo per girare la città, assaporane gli odori, viverne gli sguardi.
Ho girato per ore nel centro storico. 
Mi sono presentato ai suoi piccoli vicoli, alle sue dolci chiesette, ai suoi passanti girovaghi.
Ma in tutta la mattina non ho trovato nulla di mio. 
Nessuno spazio per il quale provassi quello che avevo provato a Lione, quando per la prima volta incombetti in quella piazzola cosi' intima e magica.

Il tempo passava e allora, anche se sapevo che non avrebbe portato a nulla, ho deciso comunque di rompere il ghiaccio e partire con un piccolo set li' dove mi trovavo. 
Una via pedonale affollata da negozi di ogni sorta.
Suonavo senza sapere bene perchè e credo che la gente lo abbia avvertito, perchè ho vissuto quindici lunghissimi minuti di indifferenza.
Qualcuno si è fermato, è vero, ma solo per lasciare uno sguardo stupito. Niente di più.
Dopo la terza canzone mi sono fermato.
Mi sono ricordato che io non posso suonare in un posto in cui non sono a mio agio.
Perchè io non canto musica. Io canto Matte.
E Matte deve stare nel suo posto.

Mi sono preso un momento di pausa per andare a casa a cucinarmi qualcosa.
Ed è stato proprio nel rientro che mi sono reso conto di quanto mi piacesse rue de la Aiguellerie,  la via di casa di Filippo. La via di casa.

L'idea di suonare li' mi spaventava un pò.
Non so bene perchè, forse perchè è troppo stretta, forse perchè significava tentare qualcosa di più serio rispetto al suonare in mezzo al via vai della gente da shopping.
In tutti i casi decido di affrontarla. Mangio e riscendo.
Mi siedo sul gradino di un negozio. Di solito sto in piedi, ma questa volta volevo essere concentrato solo sulla mia musica. 
E inizio a suonare. I miei Afterhours, i miei Oasis. Le mie canzoni.
Da subito esce una voce diversa da quella di prima.
Più sfumature, più emozioni. E soprattutto più vera.
Dannatamente vera.
E allora mi alzo.

Il passaggio è poco. Ma tutti, tutti quelli che passano ascoltano davvero.
E molti, moltissimi fanno canestro nel cappello.
Si ferma una ragazza, Delphine.
Ascolta, ascolta, ascolta.
Allora io voglio ringraziarla, perchè quando qualcuno si ferma per ascoltarmi io mi sento felice.
Parliamo un pò.
E scopriamo che ci eravamo già conosciuti su couch surfing, quando io stavo ancora cercando ospitalità su Montpellier.
Ci sono persone che devono incontrarsi. E non importa come.

Ecco perchè decidiamo di conoscerci, e qualche giorno dopo ci vediamo per scambiarci due regali: lei una crepe con il prosciutto e il formaggio. Io il mio cd.

Bisogna continuare a cercare il proprio posto.



mercoledì 22 settembre 2010

Dal pic-nic a casa di Alex, passando per la cattedrale

Col sole che c'era, quella domenica pomeriggio non si poteva non organizzare un pic-nic al parco.
E infatti.

Con una pasta fredda e una chitarra io, Filippo, Claudia, Francesca e Myra raggiungiamo gli altri.
C'è una bella atmosfera. Calma.
E allora si mangia, si dorme. Io a un certo punto sento una bellissima voglia di arrampicarmi sull'albero. E lo faccio.
Poi comincio a prendere in mano la chitarra. "Sono il classico figlio di papà, ho fatto il classico, ora l'università. Sono un tossico ma nessuno lo sa".
Mi diverto. E ho voglia di cantare per chi è li.
Allora mi sposto, mi metto un pò più in centro, e comincio a suonare una canzone dopo l'altra, cosi', come se fosse la cosa più naturale del mondo.
Comunicare con gli altri attraverso la musica, la voce e l'emozione diversa che mi dà cantare ogni singola canzone.
E' meraviglioso.
E continuo, continuo, continuo.

Suono per Tony, suono per Alex, suono per Joana, suono per Clara, suono per Claudia, suono per Myra, suono per Francesca, suono per Ana, suono per Andrea, suono per Matteo, suono per Francesca, suono per Ahmed, suono per Maria Luisa, suono per Filippo, suono per Patrizia, suono per Elvira, suono per Alvaro, suono per Christopher, suono per Anais, suono per Elie, suono per Stefano, suono per Mimi'.
Suono per Cristina. Due occhi che non riesco nemmeno a guardare talmente brillano di luce propria.

Poi il parco chiude. 
Ma c'è ancora troppa energia nell'aria e non possiamo disperderla.
Allora, con le birre rimaste, ci incamminiamo verso la cattedrale della città.
Mimi' mi avverte: "vedrai, rimarrai affascinato da quel posto, è magico".
E' vero.
La cattedrale è cosi' grande che mi manca il fiato.
Io non credo in Dio, ma se ha una casa, di certo si tratta di quella.

Ai piedi di quell'edificio immenso c'è una piccola piazzetta, dove la cattedrale culla al sicuro i propri ammiratori.
Ci sediamo. Facciamo un brindisi. 
La chitarra e la mia voce suonano anche li.

Poi si fa tardi.
E allora ci trasferiamo li vicino, a casa di Alex, per l'ultima schitarrata e l'ultimo bicchiere.
Ascoltiamo musica, improvvisiamo canzoni spagnole, ridiamo.
Fin quando arriva la stanchezza.
E allora tutti a casa, tutti a dormire.
Per sognare ancora e ancora quanto è bello essere giovani e coglioni.



Un giorno è bello

Un giorno è bello svegliarsi e prendere un pullman per Saint Guillaume, una piccola cittadina medievale a pochi chilometri da Montpellier.
Un giorno è bello partire con Filippo, Claudia e Francesca, senza dimenticare la tua chitarra Viorica.
Un giorno è bello camminare tra case di pietra, vicoli stretti e chiese antichissime.
Un giorno è bello fermarsi tutti insieme nella piazza grande della città e suonare, cantare, sorridere.
Un giorno è bello suonare la chitarra sul bordo del fiume, mentre Filippo affetta il salame per il pranzo.
Un giorno è bello scherzare con Claudia sul suo gelato pagato a peso d'oro.
Un giorno è bello camminare fino a una piccola baia, levarsi i sandali, i vestiti e tuffarsi nell'acqua del fiume.
Un giorno è bello asciugarsi sotto il sole, chiudendo gli occhi e respirando forte.
Un giorno è bello aspettare l'autobus continuando a cantare.
Un giorno è bello sentirsi tranquilli, sereni. Felici.

Un giorno è bello rendersi conto di quanto sei fortunato a poter condividere tutto questo.



Le penne al salmone sono un bel modo per entrare in una nuova città

Sono arrivato a Montpellier in stato confusionale.

Mi sentivo spaesato, fuori luogo.
Da una settimana ero abituato a svegliarmi tutte le mattine senza sapere dove avrei dormito la notte, a pranzare con un grappolo d'uva colto in qualche campo sperduto, a contemplare per ore il fiume e i suoi abitanti per trovare la dimensione necessaria in cui aprire un dialogo dannatamente vero con me stesso, a passare le mie giornate vivendo solo di quello che mi veniva donato, a godere intensamente di tutti gli incontri, da quelli di mezzora a quelli di tre giorni.

Poi l'arrivo in città.

Lento. 
Volto dopo volto. Passaggio dopo passaggio. Paesaggio dopo paesaggio.
Fino a ritrovarmi seduto sugli scalini di una chiesa del centro. 
Io, il mio zaino, la mia chitarra Viorica e Montpellier (insieme a due baguette e a un barattolino di miele che mi aveva regalato Fabienne).
Li' sento una grande consapevolezza. 
Io non sono solo. Mai.
Sia perchè con me viaggiano tutti i miei amici, tutte le mie famiglie e tutte le mie radici, sia perchè il mio spirito è aperto, e finchè sarà cosi', sarà inevitabile fare incontri meravigliosi.

Come è successo con Filippo.

"Ciao Matte, ho dato una visione rapida al tuo blog e mi se che ti stai facendo delle grandi esperienze di vita che ti stanno dando molto! 
Sarebbe quasi un onore averti qua, dimmi un pò i giorni che arriveresti?!".

Non so se Montpellier mi accoglie da subito, ma di certo Filippo lo fa.
E insieme a lui ci sono Claudia, Francesa, Emmanuel, Tony e Alex.
Insieme improvvisiamo una cena a base di pesce. (Insieme?).
Beh, ecco, si, in realtà sono le ragazze che cucinano (ah, ecco...), però io lavo i piatti (non so, ci mancava anche!).

C'è una bella atmosfera. Calma. 
E sul divano, tra una penna al salmone e l'altra, ci raccontiamo le nostre storie. Ci scambiamo sorrisi.
E capisco subito che resterò a lungo.

E' un bel modo per entrare in una nuova città.

domenica 12 settembre 2010

Magic Bus

"Questa notte sono previsti acquazzoni e temporali devastanti" ci dice Olivier, il ragazzo che affitta canoe e kayak.

La mia tenda non reggerà.
Ma voglio cavarmela. Non voglio un albergo. Voglio la sfida.
Ecco perchè alzo lo sguardo e me lo vedo li.

Il mio Magic Bus.

Un piccolo autobus abbandonato è li che mi aspetta.
Mi dice "vieni"? E io corro da lui. 
La porta si apre e io entro nella mia reggia.
I sedili sono stati smontati e io posso distendere il mio sacco a pelo per terra, sopra a un cartone.
Sono a casa.

Vorrei scriverlo sul mio diario. Ma mi manca una penna.
Sposto lo sguardo e vedo un piccolo pennino che mi aspetta per terra.
Il pulmino apparteneva a un liceo agricolo di Aubenas.
Capisco che qualche ragazzo doveva aver pensato a me, dimenticando li la propria penna.

E ora ho davvero tutto.

La seconda notte nel Magic Bus mi sveglia una pioggia feroce.
"In ardeche piove due giorni in estate, ma viene giù l'acqua di due mesi di pioggia".
Lampi e tuoni dominano il panorama.
Io mi sento immerso in un set cinematografico.
Ma poi mi accorgo di avere paura.
Tanta.
L'acqua sta salendo e arriva quasi all'ingresso del bus.
Copro il mio zaino e rivesto la mia chitarra con la coperta isolante.
Vado da Jo e Morgàn.

Attraverso tutto il campo e prima di arrivare ai loro camion incombo su un pullman enorme.
E' il pulman che usa Olivier per accompagnare le persone al fiume con il kayak.
E' aperto.
In quello spiazzo l'acqua è molto più bassa. 
Lascio li dentro le mie cose e vado a trovare Jo e Morgàn.

Beviamo un bicchiere insieme e poi abbiamo un'idea super.
Trasferiamoci tutti nel pullman grande, mettiamoci seduti nella prima fila e sul cruscotto piazziamo il computer per vedere un film. Come al cinema!
Prontamente rinomino il nuovo bus.

E' il Cinebus!

A 50 metri piomba un fulmine potentissimo.
Ma ormai non ho più paura.
Sono al sicuro.
Sono dentro a un film di Woody Allen.
Sono con Jo e Morgàn.
Abbiamo una bottiglia di rosè.
E sono dentro al Cinebus.

Il mio viaggio voleva iniziare esattamente la dove è finito quello di Christopher McCandless. 
Viaggiare per condividere la felicità e non per cercare la solitudine. 
Perchè "happiness real when shared".
E allora ecco i segnali.
I due hippie sul fiume. Il kayak. E il magic bus.
L'augurio di buon cammino.
La sicurezza di essere nel posto giusto.
Per poi andare per la mia strada. Il Cinebus.

Nessuno sta meglio di me.



Jo è magico

Tengo Jo stretto nei miei ricordi. 
E' scolpito li, e nessuno può spostarlo dagli incontri più belli che io abbia fatto nella mia vita.

Lo perseguita un fascio di luce enorme.
Dal mattino alla sera.
Da quando si alza presto per venire a salutarmi e a offrirmi un caffè prima della partenza a quando attraversa il campo sotto una pioggia fittissima per venire a chiedermi se voglio unirmi all'aperitivo che sta facendo sul suo camion con Morgàn.

Jo non fa niente per caso.
Ogni volta che parla, ogni volta che beve un sorso, ogni volta che taglia un peperone per la ratatouille, lo fa perchè ne è consapevole.
Jo è bellissimo da guardare sempre.
Potresri stargli a fianco una settimana e continueresti ancora a rimanere incantato davanti ad ogni suo piccolo gesto.

Quando mi arrampicavo sui massi alti per tuffarmi nel fiume mi aspettava sempre.
Fai con calma "Mate", e se quando arrivi non te la senti ti mostro come tornare indietro.
Se penso a lui penso a una stella che brilla in mezzo ad una calma immensa, che è anche ascolto e rispetto.

Qualche anno fa lavorava come guida per i bambini delle elementari nella natura.
Mostrava loro da quali pietre fossero dominate le montagne della Bretagna.
Poi lo hanno lasciato a casa.
E allora si è preso un piccolo furgone. Con un pò di legna e con tanto amore lo ha trasformato in casa.
E si è preso del tempo.

Nessuno può essere invidioso di Jo. Jo ispira.
Delicatezza profonda.



Tuffi e kayak sono un bel modo per improvvisare

Come dice Woody Allen in Match Point, preferisco avere fortuna che talento.

Dopo una notte passata sul lungo fiume da solo, a godere del richiamo della natura, mi rimetto in viaggio in direzione di Vallon Pont d'Arc.
Il passaggio è poco e prima di trovare una macchina aspetto un'oretta buona.
Ma ho imparato che bisogna avere fiducia nella strada. E non mi spaventa più aspettare.

Passano due ragazzotti su un furgoncino e mi portano a 5 chilometri dalla meta.
A quel punto comincio a camminare. Ne ho voglia. 
Approfitto di un vitigno che incontro lungo la strada per pranzare con un grappolo d'uva.
Una super uva.
E mentre sgranocchio gli acini decido di rialzare il pollice.

Un ragazzo si ferma con il suo furgoncino. "Vallon pont d'arc? Sto andando li, sali!".
Si chiama Morgàn, viene dalla Normandia e sta girando la francia con il suo camion insieme a un amico.
Mi dice "senti, noi si sta andando a fare kayak, ti aggreghi?". Certo.
Ci fermiamo al Castor, un piccolo posticino dove si affittano kayak e canoe per discendere il fiume.
Li aspettiamo l'amico di Morgàn per qualche minuto.
Jo arriva, e da subito mi trasmette qualcosa di magico, di speciale per davvero.
Affittiamo un kayak da due per loro e uno singolo per me. Et c'est parti!

Ci lanciamo nel fiume, pronti a domarlo.
Siamo gli uomini più ricchi del mondo.
Noi abbiamo una ricchezza enorme, inestimabile.
Una ricchezza che ci invidiano anche gli uomini d'affari più importanti del mondo.
Noi abbiamo il tempo.
Qua e la ci fermiamo per arrampicare qualche grande masso e tuffarci nel fiume.
Per me è la prima volta.
Non mi sono mai tuffato da altezze cosi' grandi.
Ho un pò di paura. Ma ogni volta conto nella mia testa "3,2,1". E poi vado.
Al grido di "supertramp!!!".

Ci buttiamo su una spiaggetta. Tagliamo un ananas, apriamo una birra, fumiamo.
Poi torniamo al Castor.
Li si respira l'aria di casa. E allora Jo comincia a parlare con Olivier.
Ne viene fuori che possiamo accamparci nel loro terreno. Prendere una doccia calda e bere un aperitivo insieme. 
Jo e Morgàn parcheggiano i loro camion. Io apro la mia tenda.

Prima di andare a mangiare ci guardiamo in faccia. Tutti e tre.
E io non posso fare a meno di esclamare "cazzo, questo si che è un bel modo di improvvisare!".



giovedì 9 settembre 2010

Per dormire nella natura selvaggia bisogna aver fatto un pò di arrampicata

Sabato Eubelie mi accompagna sulla strada principale.
Ci salutiamo con un arrivederci. Forse a Tolouse. 
E un lungo grazie per essersi presa cura di me.

Faccio qualche metro a piedi e non faccio a tempo ad alzare il pollice che mi ritrovo sul furgoncino di Jean, un giovane quarantenne che sta andando in direzione di Privas. 
Li vicino conosce un piccolo bosco dove ci sono tantissimi blocchi per arrampicarsi. "Hai mai arrampicato?" mi chiede. "No". 
"Allora bisogna che provi, devi essere allenato per la natura".

Il boschetto è davvero bello. C'è un silenzio che mi mancava. E poi ci sono questi blocchi di pietra naturali che chiedono soltanto di essere arrampicati con rispetto.
Jean è un semi professionista e arrampica veloce blocchi altissimi.
Io provo per una mezzora buona, fino a quando l'acido lattico arriva dirompente e fa diventare faticosissimo un gesto cosi quotidiano come allacciarsi le scarpe! (Eccolo, il solito rammollito...).

Ne approfitto per riprendere un pò Jean con la videocamera, è bello vedere l'uomo dominare quei massi.
Sono passate due orette. Torniamo sulla strada che va a Aubenas. 
Jean mi offre una birra in un cafè del paesino e da li proseguo da solo con il mio pollicino.

Si ferma subito un ragazzo dall'aria simpatica, con una macchina a dir poco appariscente, e mi offre un passaggio per Aubenas. Un bel colpo di fortuna, comincia a farsi tardi e io non so ancora dove dormire.
Arrivati in città mi dice: "faccio questa commissione e poi, se non hai trovato passaggi per un bosco qui vicino, torno e cerchiamo insieme un posto per te".
Detto fatto.
Finita la sua commissione torna, e mi porta fino a Vogue, dove c'è un bellissimo lungofiume.
Ciao. E grazie di cuore.

Mi addentro. Ma da subito ho una sensazione negativa. 
Non vedo bene, ma nascosto dietro a un cespuglio intravedo un uomo. 
Sembra intento a pregare, ma da qui non capisco e non ho voglia di avvicinarmi.
Mi sposto un pò più in la, ma quella sensazione brutta non va via.
E' tardi, sono stanco... ma rimetto lo zaino sulle spalle e torno in strada.
So di non avere molte speranze perchè a quest'ora il passaggio non è molto, ma come mi ha insegnato Barbarà, chi non rischia niente non otterrà mai niente.

La prima macchina che passa si ferma.

E' una coppia di ragazzi giovani. Vengono da Lione.
Stanno andando a cena in un ristorante di Balazuc, un paesino medievale a dieci chilometri da li. 
Mi lasciano con questa promessa: "se trovi un posticino per te bene, se no vieni al ristorante che più tardi lo cerchiamo insieme in macchina". 

Appena sceso a Balazuc sento il mio corpo calmarsi. Capisco da subito di essere al sicuro. E nel posto giusto.
Ecco il fiume.
Gli vado incontro. Trovo un angolino deserto.
Ci sono solo io, il cielo pieno di stelle e il fiume.
Non apro nemmeno la tenda, voglio stare a contatto con la terra.

L'acqua mi culla. E io comincio a dormire. Dormire. Dormire.

 

 

 

Una super festa in mezzo a una super natura per super viaggiatori

Ora.
Io non so veramente se è successo. 
No, no, sono serio. Davvero non lo so.
Cioè, è chiaro, ok, io sono sicuro di averlo vissuto e tutto, ma quando ci ripenso penso che è veramente troppo assurdo e allora non può essere vero per davvero.
(Ma cosa?!?!?).

Allora, (...finalmente!) venerdi nel tardo pomeriggio saluto Antoine e Titti e comincio a cercare nelle vicinanze un posticino per aprire la mia tenda.
Cerca che ti cerca, alla fine il posto migliore è quello da dove sono partito (...), quel piccolo angolino in riva al fiume dove ho trascorso il pomeriggio.
Bene. Allora, organizzazione.
Per prima cosa mi serve dell'acqua.
Prendo le mie pastiglie per purificare l'acqua e mi dirigo verso il fiume con una bottiglia di vetro che mi hanno lasciato Antoine e Titti.
Riempi che ti riempi, mi volto ed è arrivata una ragazza.
"Salut".
Poi si spoglia e si butta in acqua.

Pochi minuti dopo esce.
"Complimenti", le dico, "io avrei paura a tuffarmi da quell'altezza!".
Cominciamo a parlare. Come sono arrivato li', che bello fare il bagno a quest'ora.
"Devo tornare a casa perchè tra poco arrivano dei miei amici con cui ho organizzato un barbecue, ma se hai voglia possiamo continuare la chiacchierata da me".

La "casa", in realtà, è una villa immensa, enorme, nascosta appena sopra quell'angolino sul fiume.
E' la casa dei suoi nonni, che però in quei giorni non ci sono.
Eubelie ha un bellissimo modo di fare. Mi racconta che è fatta per la campagna, per la natura, e ogni volta che va in città si sente nel posto sbagliato. Ci facciamo un caffè, e nel mentre arrivano anche gli altri amici: Maude, Morgane, Benjamen e Ruben.
Tutti hanno un'aria che non saprei descrivere se non con la parola "genuina".
La loro bontà d'animo è visibile a pelle. E io mi sento da subito a mio agio. E nel posto giusto.

Benjamen e Ruben vanno a farsi un bagno nel fiume mentre io, Eubelie, Maude e Morgane andiamo nel bosco a raccogliere la legna per il barbecue.
Io sono tutto tronfio di aver trovato un super pezzo di legno, ma quando lo mostro ad Eubelie mi dice che quello è pino, ed è sconsigliatissimo perchè quando brucia scoppietta da tutte le parti (eccolo, il solito ignorante).

Ci sediamo a tavola con una raffica di salsicce e di costolette, vino delle grandi occasioni e pane, mostarda e ketchup.
Nemmeno un re potrebbe sperare in una cena più bella di cosi'!
Poi Maude, che nel frattempo ho scoperto meravigliosa, propone di giocare a carte, a un gioco divertentissimo che si chiama Kems.
Si gioca in tre coppie e io sono con Benjamen.
Passiamo due ore cosi', a giocare e a ridere come dei bambini bellissimi, finchè a Eubelie non viene in mente L'idea.
"Andiamo a fare il bagno in piscina?".

Due minuti dopo siamo tutti li sul bordo, a cercare il coraggio per buttarci in quell'acqua gelata. Prendo per mano Eubelie. 3, 2, 1. Et c'est parti.
Tutti dentro a gelarci e a ridere come dei coglioni. Coglioni belli.
Ci asciughiamo, ci salutiamo, e io resto da Eubelie per la notte.
Per rispondere a Lord Byron. Non amo di meno la natura. Ma di più l'uomo.